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Il Blog di Karine

E tutto è andato bene a Rio 2016, imperfettamente meraviglioso

Il successo delle Olimpiadi ha stupito il mondo e i brasiliani

La finlandese Leslie Shannan, è venuta in Brasile per seguire Rio 2016, ed ha riassunto il suo passaggio per le Olimpiadi brasiliane con la seguente frase: “Siamo stati molto ingiusti con voi. Tutto era perfetto”, ha detto al giornalista Felipe Betim. Oggi molte persone possono vestire la maglia del turista entusiasta come Shannan, ma lei non era sola quando ha avuto dubbi e paura per ciò che l’evento aveva da offrire. C’erano molte ragioni per credere che i Giochi Olimpici sarebbero stati una vergogna agli occhi del mondo, come è stato divulgato tramite la stampa Internazionale. E proprio sotto data, abbiamo scoperchiato il vaso di pandora, mostrando al mondo tutto quello che poteva andare storto.

Prima il virus Zika, poi la baia di Guanabara sporca ed impraticabile, seguendo le le riparazioni dell’ultimo minuto nel villaggio olimpico, una ditta poco professionale per la sicurezza negli aeroporti, una chiamata di soccorso finanziario per gestire l’emergenza in uno ormai stato di calamità ad un mese dell’apertura dell’evento. Anche lo Stato Islamico ha messo lo zampino per aumentare la sindrome di fallimento che le Olimpiadi di Rio ha dovuto affrontare.

Ma poi è arrivato il tanto atteso venerdì 5 agosto 2016! La cerimonia di apertura ha portato la fantasia, i colori e l’atmosfera che tutti si aspettavano da questo Brasile. Mentre tutto il mondo assisteva allo spettacolo, lo segretario di Stato Usa, John Kerry, si arrese alla caipirinha ed ha dimostrato che, la loro preoccupazione per lo Stato Islamico si era sciolto in un bicchiere con lime e cachaça. “La vita cambia quando si beve una caipirinha”, ha detto lui secondo Folha de S. Paulo.

Con o senza la bevanda brasiliana, per 16 giorni Rio si è trasformato.

È diventato il teatro di momenti indimenticabili per lo sport. E ‘stato qui che la stella della piscina, Michael Phelps, ha chiuso il suo ciclo vittorioso con cinque medaglie d’oro e una d’argento. Il Brasile ha visto da vicino la ginnasta Simone Biles, ha visto la nobile judoka Majlinda Kelmendi, e ha visto il giamaicano Usain Bolt aumentare i podi, diventando tre volte campione olimpico in tre categorie.

Bolt, che tra l’altro, è stato acclamato più volte dal pubblico brasiliano, ha ricambiato tutto l’affetto, baciando il pavimento di gara, correndo arricciato ad una bandiera brasiliana, ha ballato la samba ed era presente al Maracanà per la festa del calcio insieme ai brasiliani per la finale con la Germania.

Germania … è sì, era destino (questo è Axé e non Candomblé, caro Le Monde). Il Brasile si trova faccia a faccia con il suo fantasma, ed ha vinto con un gol di Neymar, esploso in un pianto liberatorio, non solo suo ma di tutti quelli che avevano un nodo in gola.

Nonostante fosse inverno, c’era il rè sole che ci ha donato giorni speciali. Le spiagge erano sempre piene e panorami mozzafiato ripresi da tutta la stampa internazionale. Come non riconoscere che è stato un successo?

Ci sono stati problemi, non si può negare. Notizie (vere) di furti e incidenti si sono disciolte in mezzo alle gare e all’euforia; le lunghe code, i prezzi elevati, la mancanza di volontari, un quasi incidente diplomatico con la menzogna messa in atto dai nuotatori americani sulla falsa aggressione e furto subito. La morte di un soldato della Forza Nazionale, Hélio de Andrade, che era in missione per garantire la sicurezza dei Giochi. Un incidente stradale in cui ha preso la vita, il tedesco Stefan Henze.

Come riferito da Thomas Bach, Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Rio 2016 non è stata isolata dal resto del Brasile: “I Giochi non sono stati organizzati in una bolla, ma in una città in cui ci sono problemi sociali, e dove la vita reale continua per le Olimpiadi”. Fa parte della cultura dei brasiliani convivere con questa incompiutezze quotidiane, ma che nei momenti decisivi vengono sempre sistemate dal loro famoso “gambiarra” un modo brasiliano di sistemare problemi che sembrano irrisolvibili.

La festa di chiusura è stata una perla con Martinho da Vila cantando Pixinguinha e il corpo di ballo con Tom Z, è stato uno spettacolo.

Questa settimana torneremo sicuramente al nostro vizio di autocritica, alimentata dalla politica depressiva, ed è questa apparente bipolarità che compone l’identità del Brasile. Un paese dispiaciuto per non essere perfetto come si vuole, ma che riesce ad emozionare con la sua gioia e simpatia e dimostra di essere in grado di organizzare un evento di dimensioni olimpioniche.

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One Comment

  1. Victory Says :
    Posted on 21 Dicembre 2016 at 10:37 am

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